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La tradizione delle “Farchie” a Fara F. Petri

Vuole la leggenda, che un buon numero di soldati francesi muovendo da Chieti nell’anno 1779 verso Fara F. Petri allo scopo di occupare la località, fosse arrestato nella bellicosa impresa, dall’improvviso e miracoloso intervento di S. Antonio Abate, il quale trasformò tutti gli alberi del bosco “Selva” in prodi guerrieri, armati ognuno di una torre di fuoco e di una spada fiammeggiante, si che la vittoria fu facile ed agevole a conseguirsi sul nemico. Da tale prodigioso fatto nacquero le farchie, enormi fasci di canne, come dice anche il nome derivante dalla voce araba “afaca” (torcia, fascio di canne), costruite con somma maestria con un diametro di oltre un metro, un’altezza che qualche volta supera i 10 metri ed un peso di oltre 15 quintali. L’uso dei fuochi per la festa di questo Santo è comune in tutto il Mediterraneo, ma le Farchie di Fara si distinguono per l’imponenza delle costruzioni e per il loro numero che corrisponde a quelle delle 18 contrade.

Qualche giorno prima della ricorrenza ogni borgo inizia la costruzione della propria Farchia, giacchè precedentemente, vi era stata la “cerca delle canne” le quali devono essere assolutamente rubate. Nelle prime ore della vigilia (il 16 gennaio), le farchie con a seguito tutta la contrada, incominciano il loro cammino verso lo spiazzo della Chiesa di S. Antonio Abate, portate a spalla o su carri, dove saranno incendiate tra suonatori di organetto, canti balli e naturalmente tutti allegri del buon vino generoso che contribuisce a riscaldare la fede nei cuori di questa gente semplice dei campi che crede alle tradizioni culturali ed ai miracoli dei suoi Santi.
A gran fatica, a via di strilli, di esortazioni alla forza, con l’aiuto di pertiche e funi, al grido unanime, implorativo e fanatico di: “Oh Sant’Antone!” le Farchie vengono finalmente alzate in piedi ed incendiate. Esse accese offrono uno spettacolo indimenticabile, bello e nello stesso tempo infernale: sono 18 giganteschi falò che bruciano al calar del sole, quando il cielo comincia ad imbrunire, mentre all’orizzonte si proietta in forti colori il reverbero delle fiamme.